Sunny Daniele
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Sunny Daniele è uno dei circa 70 Joshua costruiti dai cantieri Meta situati nella cittadina francese di Tarare. Grazie ad una splendida storia di passione ed amicizia che ha fatto incontrare il leggendario navigatore francese Bernard Moitessier, il progettista Jean Knocker (clicca qui per saperne di più su Jean Knocker) e il costruttore Jean Fricaud, che all'epoca era un costruttore di pale meccaniche, nacque questo splendido ketch di acciaio, che insieme al navigatore Bernard Moitessier ha segnato e stravolto la navigazione da diporto contemporanea.
Bernard Moitessier con il suo Joshua infatti dimostrò per la prima volta che un piccolo yacht a vela da diporto poteva compiere la circumnavigazione del globo doppiando i tre mitici capi, in solitario e senza scalo. Tale impresa si svolse nel 1968 durante la Golden Globe, celebre e pionieristica regata intorno al mondo lanciata dal giornale inglese Sunday Times. Dei nove partecipanti sulla linea di partenza, solo due riuscirono a completare l’impresa: Sir Robin Knox Johnston che arrivò al traguardo vincendo la gara, e Bernard Moatessier che per suoi intimi motivi personali, mentre era in testa e si dirigeva verso l’Inghilterra, dopo aver doppiato capo Horn, decise di ritirarsi dalla gara e compiendo, ancora senza scalo, un altro mezzo giro del mondo navigò sino alle isole Polinesiane per arrestare la sua “Lunga Rotta” a Tahiti, diventando leggenda. (per saperne di più su Bernard Moitessier ti suggeriamo di visitare www.fondazionedalmare.it
Dopo il successo delle gesta di Moitessier e del suo magico Joshua, che aveva dimostrato di essere un purosangue da oceano, diversi furono gli armatori che si rivolsero al costruttore Fricaud per farsi costruire un “Joshua”. Furono circa 70 gli esemplari di Joshua che Fricaud costruì tra gli anni 70 e metà degli anni 80, e fu così che da un atto di generosità compiuto nei confronti del navigatore/scrittore, Fricaud si ritrovò a diventare da impresa metalmeccanica a cantieri navali Meta, specializzati nella costruzione di imbarcazioni in metallo votate a lunghe ed impegnative navigazioni. I cantieri Meta esistono tutt’ora, sono sempre a Tarare nel loro originario stabilimento, dove con la solita accuratezza e passione negli anni hanno sempre costruito barche in metallo per un target di clientela con particolari esigenze di affidabilità robustezza per le proprie barche. In particolare, cantieri Meta si è specializzata nella costruzione di barche in alluminio, brevettando lo Strongal, un sistema costruttivo che prevede l’impiego di lamiere ad alto spessore. Vengono costruite una decina di imbarcazioni all’anno, barche uniche che nascono ancora oggi come da loro tradizione, sin dai disegni iniziali affiancando l’armatore e traducendo in realtà ogni suo desiderio ed esigenza (www.meta-yachts.com).
Navigare su Joshua “Sunny Daniele” Come si comporta tra le onde un Joshua nessuno meglio di Bernard Moitessier può raccontarlo avendoci navigato più di chiunque altro e soprattutto avendola spinta in condizioni meteo marine impensabili per noi comuni mortali, leggendo i suoi libri (Capo Horn alla vela e La lunga rotta) si troveranno tutti i dettagli tecnico/comportamentali di questa imbarcazione, tuttavia, proveremo ad integrare info e curiosità, avendoci anche noi fatto la nostra modesta esperienza di navigazione. Inoltre il nostro punto di vista riguarda navigazioni e marinai decisamente più “comuni”.
La coperta
Cominciamo subito col dire che, pur essendo una sister-boat costruita dai cantieri Meta su progetto originale, Sunny Daniele, come tante altre delle 76 sorelle, riporta delle differenze per quanto riguarda il piano di coperta e il layout interno. Tali differenze sono dovute alle specifiche esigenze e gusti degli armatori committenti che hanno scelto soluzioni diverse per esigenze diverse. Gli alberi con cui sono armate le sorelle sono più corti di circa un paio di metri rispetto ai pali telegrafici che Moitessier adattò ad alberi per mancanza di fondi. Il piano di coperta di Sunny Daniele poi risulta differente. Infatti, pur rispettando fedelmente le linee ed il concept del Joshua, non ha il pozzetto centrale bensì un pozzetto di uguali misure ma situato a poppa. Il pozzetto è decisamente piccolo, la barca è concepita per navigazioni in solitario e, soprattutto, estreme.
Quindi un pozzetto piccolo, dotato di due grandi ombrinali, contiene molta poca acqua in caso di onde che investono la barca, e si svuota molto velocemente. La coperta è totalmente flush deck, tranne una piccola tughetta dai cui oblò è possibile scrutare parte dell’orizzonte in navigazione. In più la barca è dotata della nota bolla sul tambuccio di ingresso, che abbinata alla timoneria interna, permette di timonare al caldo ed al sicuro in caso di avverse condizioni meteo. La coperta, così come pensata dal progetto, è pulita e sgombera da ostacoli ed attrezzature, il che la rende facilmente percorribile e nessuna manovra corrente rischia intoppi. Il bompresso presente sul Joshua, su Sunny e quasi tutte le sorelle è stato trasformato in una più comoda delfiniera. Sunny è armata con due rande, un fiocco di trinchetta ed un grande genoa, a differenza del Joshua che era armato a prora con due yenkie, più indicati in oceano tra onde molto grandi.
Gli interni
Gli interni di tutti i Joshua prodotti dai cantieri Meta non sono stati realizzati dal cantiere, che costruiva e consegnava lo scafo nudo, provvisto solo di motore, salpa-ancora e alberi ovviamente smontati. Ogni armatore poi sceglieva soluzioni diverse per completare gli allestimenti e gli impianti interni. Sunny Daniele è stata allestita in autocostruzione dall’armatore e soprattutto da suo padre, con tutti i pro ed i contro di tali scelte. Sotto coperta si è ottenuta un’altezza di 1,80 m in tutta la barca, una cucina, ampi tavolo da carteggio, un ampio quadrato sul baglio massimo e due letti matrimoniali di cui uno in cabina ed uno alla bretone. A prua un ampio bagno e a seguire un grande calavele con spazio attrezzato ad officina.
In navigazione
La lunga chiglia ed il suo importante dislocamento rende, come immaginabile, la barca pochissimo manovriera a motore, soprattutto in marcia indietro. Il suo raggio di accostata in avanti è decisamente ampio, ma a vela questo si traduce in una incredibile stabilità di rotta in tutte le andature. In particolare di bolina e sino al traverso. Mettendo ben a segno le vele, anche con mare formato, la barca procede dritta senza avere bisogno di nessuna correzione al timone. Al timone risponde lentamente e va anticipata, ma ciò non crea problemi in quanto la barca non richiede mai correzioni repentine dal momento che si sposta molto lentamente, anche quando spinta dal mare e dal vento. Per quanto riguarda il passo, è più veloce di quanto si possa immaginare: soffre ovviamente con vento al di sotto dei 7 nodi, condizioni nelle quali risulta lenta la partenza/ripartenza, ma dai 10 nodi già comincia ad avere performance simili alle barche più moderne e più leggere. Quando il vento rinfresca, sopra i quindici nodi comincia ad esprimersi al meglio e sembra essere sempre più a suo agio man mano che il vento rinforza. Ho sempre dato terzaroli più per prudenza e per evitare di stressare le attrezzature, soprattutto le vele, che per richiesta esplicita della barca. Il peso della barca, con vento teso, genera notevoli tensioni sulle vele e sulle scotte e soprattutto il grande genova risulta veramente duro da cazzare. Dai quindici nodi in su viaggia agevolmente a velocità intorno a i sette nodi, e tenendola invelata anche quando rinforza, si cominciano ad vedere punte di otto e nove nodi in estrema facilità. Fino a 25 nodi non ha mai richiesto la riduzione delle vele, anche di bolina con quelle intensità di vento, non ha tendenze alla straorza, ma si pianta su un fianco, con angolo di sbandamento costante e mai critico, naviga dritta, scarica la forza del vento in parte in velocità, in parte i potenza (resistenza), conservando abbrivio e potenza sufficienti a non fargli perdere velocità neanche contro mare, ne deriva una velocità media di crociera di tutto rispetto. Con mare grosso dimostra appieno il suo carattere: impossibile vederla sbattere sull’onda anche quando molto ripida e la coperta ed il pozzetto restano sorprendentemente asciutti. Non alza schizzi e non soffre particolarmente gli impatti con le onde viaggiando di bolina e il suo passo è sempre deciso e potente. Alle portanti richiede più attività del timoniere, che di bolina è veramente bassa. La rollata è lenta, anche le ingavonate sono lente e facilmente controllabili. E’ incredibile quanto sottocoperta la situazione resti “tranquilla” rispetto alle condizioni esterne, a volte si perde la percezione di quanto grosso sia il mare fuori. La barca è ben coibentata, le sedute sono al di sotto della linea di galleggiamento; ricordiamo che la barca è immersa per 1,60 m ed il suo bordo libero è di circa 90 cm; difficile vedere volare gli oggetti dai ripiani. Anche dal punto di vista acustico tutto è molto smorzato, insomma se si è stanchi ed infreddoliti, nella sua pancia si trova veramente conforto. In generale la navigazione sul Joshua risulta sicura e confortevole. I carichi e le tensioni non banali bisogna risolverle pensando con buon anticipo rispetto agli eventi.
Carta d'identità
Modello: Joshua 40
Tipologia: crociera oceanica
Anno di progettazione: 1960
Anno costruzione: 1981
Unità costruite: circa 70
Cantiere: Meta
Città: Tarare (Dipartimento del Rodano)
Nazione: Francia
Fondatore del cantiere: Jean Fricaud
Anno di fondazione: 1960
Progettista: Jean Knocker e Bernard Moitessier
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Armo:ketch armato a cutter
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Materiale scafo:acciaio
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Tipo di chiglia:lunga oceanica
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Cabine:2
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Posti letto:6
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Bagno:1
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Motorizzazione:Volvo Penta D2-75
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Riserva acqua:1000 l
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Riserva gasolio:740 l
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Lunghezza f.t.:12,07 m
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Lunghezza gall.:10,43 m
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Baglio:3,68 m
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Pescaggio:1,60 m
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Dislocamento:13 t
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Zavorra:4 t
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Sup. velica:83,73 mq